C’è una data che, negli ultimi mesi, ha iniziato a comparire in ogni tavolo tecnico, convegno e newsletter di settore: 12 agosto 2026. È il giorno in cui il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio – il PPWR, Regolamento (UE) 2025/40 – smette di essere una prospettiva futura e inizia ad applicarsi nella maggior parte delle sue disposizioni. Per chi, come noi, lavora ogni giorno con verdure, baby leaf ed erbe aromatiche fresche, non è un dettaglio normativo qualsiasi: è un cambio di passo che riguarda da vicino il modo in cui il prodotto viaggia dal campo alla tavola, ovunque nel mondo.
Proviamo a fare chiarezza sull’argomento.

Cos’è il PPWR e perché riguarda tutta la filiera
Il PPWR è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 22 gennaio 2025, ma è con l’estate 2026 che scattano i primi obblighi concreti. L’obiettivo dichiarato dall’Unione Europea è ambizioso: ridurre in modo sostanziale i rifiuti da imballaggio nei prossimi vent’anni, spingendo tutta la filiera, produzione, confezionamento, distribuzione, ristorazione, verso imballaggi più sicuri, più riciclabili e più essenziali. Il punto fondamentale è che il Regolamento non si rivolge solo a chi produce imballaggi, ma a tutti gli operatori che li utilizzano e li immettono sul mercato, ortofrutta compresa. Significa che anche un’azienda agricola che confeziona il proprio prodotto deve conoscere, tracciare e documentare gli imballaggi che sceglie.
Cosa cambia concretamente dal 12 agosto 2026
Le prime misure operative riguardano soprattutto due ambiti:
- Sostanze pericolose: gli imballaggi a diretto contatto con gli alimenti dovranno rispettare limiti più severi sul contenuto di PFAS, le cosiddette “sostanze chimiche eterne”.
- Responsabilità estesa del produttore (EPR): Il regolamento rafforza il quadro europeo della responsabilità estesa del produttore, introducendo obblighi documentali più strutturati e una maggiore armonizzazione tra gli Stati membri.
La situazione in Italia
Per le imprese italiane la responsabilità estesa del produttore non è un concetto sconosciuto: da anni chi immette imballaggi sul mercato nazionale versa il contributo ambientale a CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi che organizza la raccolta e il riciclo su scala nazionale.
Per un’azienda che già collabora con CONAI, il PPWR si presenta più come l’evoluzione di un percorso conosciuto che come un punto di partenza. Cambia però il livello di rigore richiesto: documentazione tecnica e prove della conformità più strutturate e verificabili sull’assenza di sostanze come i PFAS, e una distinzione più netta tra i ruoli di filiera (chi fabbrica l’imballaggio, chi lo utilizza per confezionare, chi importa, chi vi appone il proprio marchio). Non stupisce che, in queste settimane, associazioni di categoria come CNA e Confindustria territoriali stiano moltiplicando gli incontri informativi dedicati alle imprese: il tema è sentito concretamente in tutto il Paese e la finestra per adeguarsi si sta restringendo.
Addio insalate in busta?
È bene chiarirlo subito: la IV gamma non è coinvolta nel divieto sugli imballaggi in plastica monouso per l’ortofrutta fresca non trasformata, che comunque scatterà più avanti nel percorso di transizione e non dal 12 agosto 2026. Quel tipo di restrizione riguarda il prodotto fresco non lavorato, non le insalate e le verdure già lavate, tagliate e pronte al consumo, per le quali il packaging ha anche una funzione di sicurezza igienica e di conservazione a cui il legislatore ha scelto, per ora, di dare priorità.
Questo non significa che la IV gamma resti esclusa per sempre dal percorso di transizione: semplicemente, i tempi e le modalità saranno differenti e più graduali, proprio per non compromettere shelf-life e sicurezza alimentare di un prodotto consumato spesso crudo.
Le prossime date della transizione
Il 12 agosto 2026 è solo la prima tappa di un percorso pluriennale:
- 2028: arriveranno nuovi requisiti sulla minimizzazione degli imballaggi e l’obbligo di compostabilità per alcune componenti, come le etichette adesive apposte direttamente su frutta e verdura; entro il 12 agosto 2028 scatterà anche l’obbligo di etichettatura armonizzata europea, pensata per indicare in modo uniforme come e dove conferire l’imballaggio a fine vita.
- Dal 2030: la parola d’ordine sarà la riciclabilità, con criteri di progettazione armonizzati estesi progressivamente anche a categorie oggi non ancora coinvolte dalla transizione.
- Dal 2035: gli imballaggi dovranno essere progettati in modo da poter essere raccolti separatamente, selezionati e riciclati su larga scala.
- Dal 2038: saranno progressivamente esclusi dal mercato gli imballaggi con le prestazioni di riciclabilità più basse.
Un percorso lungo, ma con una direzione ormai segnata: meno plastica superflua, più materiali riciclabili, più trasparenza verso chi acquista il prodotto.
Cambiano le regole, ma non la nostra cura
Per Fratelli Cafaro il tema del packaging non è mai stato solo una questione logistica. Il confezionamento e il mantenimento della catena del freddo sono da sempre parte integrante del nostro modo di lavorare, perché sono ciò che permette ad un prodotto fresco come le nostre baby leaf ed erbe aromatiche di arrivare in perfette condizioni non solo sulle tavole italiane, ma in tutto il mondo. Guardiamo quindi ai cambiamenti introdotti dal PPWR non come ad un ostacolo, ma come ad una direzione con cui la nostra attenzione quotidiana alla qualità e alla conservazione del prodotto è già naturalmente allineata: continueremo a seguirne l’evoluzione con la stessa cura con cui seguiamo ogni fase della filiera, dal campo alla confezione.
